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Fibre minerali cancerogene

Il Decreto del Ministero della Sanità del 1° settembre 1998 (pubblicato nella G.U. del 19/11/1998) introduce nella legislazione italiana alcune novità contenute nel XXIII adeguamento della Direttiva CE 97/69 del 5/12/1997 in merito alla classificazione delle fibre minerali artificiali.

In conseguenza del suddetto decreto:

  • le lane minerali (fibre artificiali vetrose (silicati) che presentano un’orientazione casuale ed un tenore di ossidi alcalini e alcalini terrosi, Na2O, K2O,CaO,MgO,BaO, in quantità superiore al 18%) vengono introdotte nella classe di rischio 3 CE di conseguenza etichettate con frase di rischio:
    • R40 ( possibilità di effetti irreversibili dovuti agli effetti cancerogeni )
    • Xi R38 ( irritante per la pelle)
    • nota Q nota R
  • le fibre ceramiche refrattarie, fibre per scopi speciali (fibre artificiali vetrose (silicati) che presentano un’orientazione casuale ed un tenore di ossidi alcalini e alcalini terrosi Na2O, K2O,CaO,MgO,BaO in quantità inferiore al 18% ) vengono introdotte nella classe di rischio 2 CE di conseguenza etichettate con la frase di rischio:
    • R49 (cancerogeno per inalazione)
    • Xi R38 ( irritante per la pelle)
    • nota R

Campi di impiego

Lane minerali

  • Edilizia (isolamento termoacustico )
  • Industria (isolamento impianti di processo, settore del caldo e del freddo)
  • Trasporti (isolamento termoacustico )
  • Applicazioni speciali ( barriere acustiche)

Fibre ceramiche

In tutte le applicazioni in cui è necessario isolare processi ad alte temperature ( fino a 1600°C), poiché hanno maggiore efficienza e minori costi rispetto ai tradizionali materiali refrattari.

  • Ceramica (forni)
  • Trattamento primario dei metalli
  • Fonderie
  • Industria petrolchimica
  • Processi chimici generali

Classificazione tossicologica

La classificazione tossicologica delle fibre è ottenuta tramite la valutazione di alcuni parametri che definiscono la biosolubilità o biopersistenza nell’apparato respiratorio (criterio di durabilità) e la inalabilità delle fibre (criterio dimensionale). I criteri sono riportati rispettivamente nelle note Q ed R.

La nota Q recita: La classificazione di cancerogeno non si applica se una delle seguenti condizioni è soddisfatta: una prova di persistenza biologica a breve termine mediante inalazione ha mostrato che le fibre di lunghezza superiore a 20 m presentano un tempo di dimezzamento ponderato inferiore a 10 giorni; una prova di persistenza biologica a breve termine mediante instillazione intratracheale ha mostrato che le fibre di lunghezza superiore a 20 micron presentano un tempo di dimezzamento ponderato inferiore a 40 giorni; un’adeguata prova intraperitoneale non ha rilevato una eccessiva cancerogenicità una prova di inalazione appropriata a lungo termine ha portato alla conclusione che non vi sono effetti patogeni significativi o alterazioni neoplastiche.

La nota R recita: La classificazione “cancerogeno” non si applica alle fibre il cui diametro geometrico medio ponderato rispetto alla lunghezza meno due errori standard risulti maggiore di 6 micron

La novità di questa classificazione riguarda soprattutto le fibre ceramiche che come le lane minerali vetrose erano già classificate come “Possibilmente Cancerogene” nel Gruppo 2B IARC, mentre la nuova classificazione europea le colloca in modo più restrittivo tra i cancerogeni certi.

Da un punto di vista merceologico le lane minerali si differenziano dalle fibre ceramiche per la composizione chimica e per la dimensione da cui ne consegue oltre alla diversa classificazione, un diverso utilizzo in funzione di una diversa risposta al calore; le fibre ceramiche possono lavorare fino a temperature di 1600°C.

Commento

Per quanto riguarda la nota Q sarebbe opportuno procedere ad una valutazione accurata sull’equivalenza delle varie metodiche rispetto alla valutazione finale. Alcuni dati recenti di letteratura riportano uno studio sperimentale condotto su ratti che dimostra come le fibre vetrose di nuova generazione con lunghezza superiore a 20m hanno mostrato un valore ponderato di emivita inferiore a 10 gg. (Bernstein, Inhal. Toxiclogy 8, 345-365 - 1996 ).

E’ da rilevare che ad oggi non si ha conoscenza in Italia di un laboratorio pubblico attrezzato per effettuare tali controlli e che di conseguenza attualmente devono essere prese per valide le informazioni riportate sulle schede di sicurezza.

Il test per instillazione intraperitoneale risulta a tutt’oggi quello a più alta sensibilità e specificità, si rileva comunque la genericità dell’indicazione sul risultato da ottenere “un’adeguata prova intraperitoneale non ha rilevato una eccessiva cancerogenicità”

Per quanto riguarda la nota R è da rilevare che anche in questo caso non esiste una metodica ufficiale standardizzata per l’effettuazione della classificazione dimensionale ponderata delle fibre. Si rileva inoltre un non accurata traduzione dal testo inglese del periodo riguardante la media (geometrica) dei diametri ponderata per la lunghezza. La corretta traduzione dal testo inglese è: la media geometrica dei diametri ponderata per la lunghezza.

Riteniamo fondamentale promuovere nelle sedi opportune iniziative rivolte all’individuazione di laboratori pubblici attrezzati per mettere a punto metodiche analitiche adatte al controllo della conformità al decreto dei prodotti presenti sul mercato.

La diffusione dei prodotti costituiti da questi materiali è aumentata enormemente negli ultimi anni, in quanto molti di questi sono utilizzati in sostituzione dell’amianto. In particolare in quei casi dove l’amianto era utilizzato per le alte temperature in gioco, questo è stato sostituito dalle fibre ceramiche refrattarie.

Obblighi normativi

Una delle conseguenze più gravose del decreto sopra citato è dovuta al fatto che l’uso delle fibre ceramiche può comportare l’applicazione del Titolo IX, Capo II del DLgs 81/2008 “Protezione da agenti cancerogeni e mutageni”. Questo complesso di norme prevede vari obblighi per il datore di lavoro. I possibili provvedimenti da adottare sono, in ordine di priorità (art. 235 D.Lgs. 81/2008):

  1. la sostituzione del materiale
  2. l'utilizzo in un sistema chiuso
  3. la riduzione al minimo possibile del livello di esposizione.

Ove è possibile fino a quando le temperature di esercizio e le caratteristiche tecnologiche lo permettono, i materiali classificati come cancerogeni DEVONO ESSERE SEMPRE SOSTITUITI CON MATERIALI NON CANCEROGENI, in caso contrario è obbligatorio ridurre al minimo l’esposizione degli addetti attuando i protocolli allegati per le fasi di installazione e rimozione ed eseguendo in fase di uso un’attenta opera di controllo dello stato di conservazione di manufatti procedendo alla loro sostituzione con materiale nuovo in caso di deterioramento.

Le modalità per attuare tale comportamento sono state riportate nel protocollo allegato per tutte le fibre minerali artificiali, comprese le fibre ceramiche.

Il Titolo IX, Capo II prevede inoltre (art.236 D.Lgs. 81/2008) che in tutte le attività in cui vi sia utilizzazione di materiali cancerogeni e quindi composti da fibre ceramiche refrattarie che siano classificate con la frase di rischio R49, debba essere effettuata una valutazione del rischio preliminare anche attraverso una valutazione strumentale del livello di contaminazione ambientale di fibre aerodisperse, in base al quale si adotteranno le misure preventive e protettive per i lavoratori adattandole alla particolarità delle situazioni lavorative.

Si ricorda comunque che in generale il Dlgs 81/2008 prevede all'art.17 l'obbligo della valutazione dei rischi in tutte le situazioni in cui si utilizzano materiali che presentano rischi per la salute.

Installazione di prodotti contenenti fibre minerali artificiali

Imballaggi

Questi prodotti devono essere convenientemente confezionati per il trasporto con involucri in cartone, polietilene, carta ecc. I contenitori devono avere caratteristiche di robustezza tali da garantire l’integrità della confezione.

Preparazione delle strutture oggetto del lavoro

Al fine di non sottoporre a successive movimentazioni il materiale isolante già posto in opera, gli installatori dovranno accertarsi che tutti i lavori di posa in opera di cavi elettrici, tubazioni ecc. siano già stati effettuati a regola d’arte.

Delimitazione dell’area di lavoro. (Zona di rispetto)

Il responsabile dei lavori dovrà predisporre una zona in cui verranno svolti i lavori di installazione di manufatti in fibra minerale. La zona dovrà essere adeguatamente delimitata e segnalata, onde consentirne l’accesso ai soli addetti ai lavori. La superficie da delimitare dovrà comprendere, oltre alla zona di lavoro anche il deposito temporaneo dei materiali da installare. Qualora siano presenti finestre nella zona delimitata, ad eccezione delle eventuali zone tenute in depressione, è consigliabile tenerle aperte per facilitare il ricambio di aria. Tutte le aperture verso altri ambienti non interessati dal lavoro dovranno invece essere tenute chiuse.

Preparazione della zona di lavoro in ambienti confinati

La preparazione del luogo di lavoro consiste essenzialmente nella creazione di una zona sgombra da suppellettili o altri oggetti non necessari allo svolgimento del lavoro. Qualora non sia praticabile la rimozione degli arredi, questi dovranno essere debitamente rivestiti con teli di polietilene. Particolare attenzione dovrà essere rivolta al rivestimento di sedili rivestiti di stoffa, di moquettes per pavimenti in quanto di difficile pulizia per contaminazioni accidentali. Scopo della prevenzione da contaminazione è quello di facilitare le operazioni di pulizia durante ed al termine del lavoro. Il cantiere di lavoro dovrà inoltre essere dotato di un aspiratore con filtro ad alta efficienza per eventuali necessità di rimozione di sfridi o pulizia.

Preparazione degli operatori

Coloro che dovranno svolgere questa attività dovranno essere adeguatamente informati sui rischi ed i danni derivanti dall’esposizione a fibre minerali artificiali e sulle modalità di utilizzazione dei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) e collettiva. Gli operatori dovranno inoltre essere in possesso di attestazione di idoneità alla mansione rilasciata dal medico competente (v. sorveglianza sanitaria).

Dispositivi di Protezione Individuale

Dovranno essere scelti e graduati in base alla tipologia dei materiali in lavorazione. In tutti i casi dovrà essere tenuto in debito conto che le fibre minerali artificiali causano anche irritazioni cutanee e delle mucose. Pertanto:

  • Le maschere respiratorie dovranno essere del tipo a pieno facciale o in alternativa, possono essere utilizzati facciali filtranti ( FF) e occhiali a tenuta.
  • Le tute monouso integrali sono preferibili in tyvek in quanto risulta essere il materiale più impermeabile e che meno ritiene le fibre; da evitare tute in tessuto di tipo cotone o altro.
  • I guanti sono da preferirsi in gomma o altro materiale impermeabile alle fibre.

E’ noto che la penetrazione delle fibre nella cute si aggrava nelle zone di sfregamento tra gli abiti e la cute stessa, dovrà essere pertanto particolarmente curata ed evitata ogni soluzione di continuità che si possa verificare tra:

  • Cappuccio e volto
  • Guanti e maniche
  • Scarpe e pantaloni

Per queste ultime due può essere di aiuto una fasciatura realizzata con nastro adesivo in carta. E’ vivamente raccomandato che gli operatori addetti alle lavorazioni siano privi di barba e baffi per evitare una non perfetta tenuta della protezione respiratoria.

Manipolazione dei prodotti

La dispersione di fibre in aria aumenta in funzione della forza meccanica applicata ai vari materiali. La manipolazione dovrà quindi essere effettuata con la massima delicatezza, sia per l’estrazione dei materiali dagli imballaggi che per la messa in opera. Qualora siano necessarie operazioni di taglio queste dovranno essere effettuate con utensili manuali. I prodotti del tipo pannelli pressati o cartoni sono quelli che necessitano di una energica azione meccanica per poter essere tagliati, una incisione preliminare eseguita con utensile manuale seguita da una rottura per flessione risulta essere il metodo meno polverulento. I prodotti in fiocco non pressato possono essere facilmente tagliati con coltelli a lama “da pane” o con forbici. Per i prodotti in filamento è consigliabile l’uso delle forbici.

Pulizie dell’area di lavoro

Determinazioni analitiche di fibre minerali artificiali aerodisperse hanno evidenziato diminuzioni fino a dieci volte delle concentrazioni in aria durante operazioni nelle quali si sono seguite in maniera scrupolosa particolari tecniche di pulizia. L’area di lavoro dovrà essere costantemente tenuta in perfetto stato di pulizia rimuovendo prontamente gli sfridi di lavorazione ed evitandone il calpestio. I residui di elevata pezzatura verranno rimossi manualmente ed imbustati in solidi involucri di plastica, mentre i piccoli ciuffi e la polvere dovranno essere asportati mediante aspirapolvere.

Installazione all’aperto

Quanto sopra riportato vale per la installazione di MMVF in luoghi confinati, nel caso di installazione all’aperto devono essere mantenute tutte le protezioni individuali e la delimitazione dell’area.

Rimozione di fibre minerali artificiali

Generalmente i prodotti sono soggetti ad invecchiamento ed i leganti o appretti utilizzati per conferire una certa stabilità meccanica diventano più fragili con conseguente incremento dello spolveramento in caso di disturbo. Le operazioni di rimozione si presentano pertanto a maggior rischio di aerodispersione delle fibre. Conseguentemente le opere provvisionali da approntare in cantieri di rimozione dovranno essere adeguate a minimizzare il rischio.

Valutazione del rischio

In fase preliminare il datore di lavoro della ditta incaricata della rimozione dovrà procedere ad una valutazione del rischio che comprenderà una dettagliata localizzazione e tipizzazione dei vari prodotti. Questo allo scopo di approntare le misure di prevenzione adeguate.

Delimitazione dell’area di lavoro. (Zona di rispetto)

Il responsabile dei lavori dovrà predisporre una zona in cui verranno svolti i lavori di rimozione di manufatti in fibra minerale. La zona dovrà essere adeguatamente delimitata e segnalata, onde consentirne l’accesso ai soli addetti ai lavori. La superficie da delimitare dovrà comprendere, oltre alla zona di lavoro anche il deposito temporaneo dei materiali di risulta. Qualora siano presenti finestre nella zona delimitata, ad eccezione delle eventuali zone tenute in depressione, è consigliabile tenerle aperte per facilitare il ricambio di aria. Tutte le aperture verso altri ambienti non interessati dal lavoro dovranno invece essere tenute chiuse. Qualora in locali attigui vengano svolte contemporaneamente altre attività è consigliabile che le finestre di detti locali vengano tenute chiuse. Nel caso che la rimozione avvenga in ambienti pubblici o aperti al pubblico dovrà essere prevista la contemporanea chiusura delle zone contigue alla zona di lavoro (ad esempio l’intero piano di una scuola).

Preparazione della zona di lavoro in ambienti confinati

La preparazione del luogo di lavoro consiste essenzialmente nella creazione di una zona sgombra da suppellettili o altri oggetti non necessari allo svolgimento del lavoro. Qualora non sia praticabile la rimozione degli arredi, questi dovranno essere debitamente rivestiti con teli di polietilene. Particolare attenzione dovrà essere rivolta al rivestimento di sedili in stoffa, di moquette per pavimenti in quanto di difficile pulizia per contaminazioni accidentali. Scopo della prevenzione da contaminazione è quello di facilitare le operazioni di pulizia durante ed al termine del lavoro. Il cantiere di lavoro dovrà inoltre essere dotato di un aspiratore con filtro ad alta efficienza per eventuali necessità di rimozione di sfridi o pulizia. Qualora il materiale da rimuovere sia costituito da “lana sciolta” o “fibre minerali spruzzate” dovrà essere operato anche un confinamento dinamico.

Rimozione dei prodotti

Tutti i prodotti in fibra minerale artificiale che si presentano con la superficie “a vista” devono essere convenientemente imbibiti con acqua o con soluzioni a base di collanti. I tempi di intervento dovranno essere differenziati: immediati per la bagnatura con sola acqua e dopo il tempo necessario all’essiccazione, per la bagnatura con collanti; la successiva rimozione deve essere eseguita totalmente a mano con l’eventuale ausilio di utensili manuali come raschietti, coltelli o forbici.

Eventuali operazioni come la rimozione di prodotti a spruzzo possono richiedere un’accurata pulizia delle superfici trattate. Questa può essere effettuata con spazzole metalliche manuali dopo aver nebulizzato acqua sulla superficie da ripulire.

E’ buona norma non accumulare sul pavimento grandi quantitativi di materiale rimosso, è opportuno quindi procedere all’insaccamento immediato in sacchi di polietilene di adeguato spessore.

Pulizie finali e restituibilità

Dopo aver rimosso manualmente i rifiuti di notevole dimensione si dovrà procedere ad una pulizia accurata dell’area di lavoro mediante aspirazione. Successivamente si dovrà procedere con straccio bagnato su tutte le superfici orizzontali presenti nell’area di lavoro. Le superfici oggetto di rimozione di materiali a spruzzo dovranno essere trattate con prodotti incapsulanti per consolidare gli eventuali residui rimasti.

Nel caso di rimozioni effettuate con la tecnica del confinamento dinamico gli estrattori dovranno rimanere in funzione per tutto il tempo delle pulizie e per almeno due ore oltre il completamento delle stesse.

Il datore di lavoro o suo delegato dovrà procedere ad una accurata ispezione visiva dell’area di lavoro per verificare la completa rimozione dei materiali e dei residui della lavorazione e se del caso far procedere ad una successiva pulizia. Tutte queste operazioni dovranno essere effettuate prima dello smantellamento del cantiere.

Presidi di prevenzione

Dato che i prodotti in fibre minerali artificiali possono contenere materiali a diverso grado di tossicità nonché essere predisposti ad un rilascio di fibre differenziato durante la manipolazione è opportuno che per ogni singolo materiale, di quelli elencati nella seguente tabella, si adottino provvedimenti adeguati a questi due parametri.

I provvedimenti da adottare sono contrassegnati con una X all’incrocio tra riga (prodotto) e colonna (provvedimento).

Rimozione all’aperto

Quanto sopra riportato vale per la rimozione di MMMF in luoghi confinati, nel caso di rimozione all’aperto, non si dovranno allestire il confinamento dinamico né quello statico, ma dovranno essere mantenute tutte le altre precauzioni.

Riepilogo delle procedure di installazione

Provvedimento Delimitazione area Confinamento statico Confinamento dinamico Tipo di Protezione respiratoria Protezione cutanea Registrazione lavoratori Sorveglianza sanitaria
Materiale
1 Lana sciolta SI NO NO P2 SI NO NO
2 Coppelle e pannelli preformati SI NO NO P2 SI NO NO
3 Materassi, pannelli, feltri isolanti sandwich SI NO NO P2 SI NO NO
4 Pannelli pressati SI NO NO P2 SI NO NO
5 Feltri imbustati NO NO NO P2 SI NO NO
6 Filamento di vetro e derivati SI NO NO NO SI NO NO
7 Fiocco in ceramica R 49 SI SI SI P3 SI SI SI
8 Fiocco in ceramica SI NO NO P2 SI NO NO
9 Fibre policristalline SI NO NO P2 SI NO NO

Riepilogo delle procedure rimozione

Provvedimento Delimitazione area Confinamento statico Confinamento dinamico Incapsulamento Tipo di Protezione respiratoria Protezione cutanea Registrazione lavoratori Sorveglianza sanitaria
Materiale
1 Lana sciolta SI SI NO SI P2/P3 SI NO NO
2 Coppelle e pannelli preformati SI SI NO SI P2/P3 SI NO NO
3 Materassi isolanti sandwich SI SI NO NO P2/P3 SI NO NO
4 Pannelli pressati SI SI NO NO P2/P3 SI NO NO
5 Feltri imbustati SI SI NO SI
se con l’involucro rotto
P2/P3 SI NO NO
6 Filamento di vetro e derivati SI NO NO NO P2/P3 SI NO NO
7 Fiocco in ceramica R 49 SI SI SI SI P3 SI SI SI
8 Fiocco in ceramica SI SI SI SI P2/P3 SI NO NO
9 Fibre policristalline SI SI NO SI P2 SI NO NO

Classificazione

Lana sciolta e altri prodotti senza rivestimento

Con questo termine si intendono raggruppati i prodotti costituiti da fibre minerali artificiali vetrose ottenute mediante un processo di soffiatura. Le fibre sono “a vista”, non sono pertanto imbustati né isolati per mezzo di carta, plastica, alluminio ecc. In questo gruppo di prodotti sono compresi i feltri non rivestiti ed i materassini trapuntati su rete metallica e su cartone. Le lane artificiali comprese in questo gruppo possono essere di vetro, roccia e scoria a seconda della materia prima utilizzata per produrle.

Coppelle e pannelli preformati

In questo gruppo sono compresi i prodotti realizzati in lana minerale di vetro, roccia e scoria mediante un processo che prevede un’apprettatura con resine e formatura per la realizzazione di manufatti pronti all’uso di forma e dimensioni prefissate. Le coppelle, sono prodotti di forma semicilindrica disponibili in vari spessori e diametri e vengono utilizzate per la coibentazione di tubazioni e serbatoi per il trasporto e la conservazione di fluidi caldi. I pannelli piani sono costituiti dallo stesso materiale delle coppelle. Sono inclusi in questo gruppo i pannelli rivestiti su un solo lato con carta, alluminio, politene, polipropilene metallizzato, tessuto di vetro, velo di vetro e bitume armato velo vetro.

Materassi, pannelli, feltri isolanti a sandwich

Sono definiti con questo termine quei prodotti isolanti dove le fibre vetrose sono racchiuse tra due strati di materiali tipo carta, alluminio, politene, polipropilene metallizzato, tessuto di vetro, velo di vetro e bitume armato velo vetro. La lana minerale è quindi visibile soltanto dal lato dello spessore. E’ da sottolineare che i prodotti in lana minerale contenuti tra materiali impermeabili al passaggio delle fibre possano ritenersi in grado di rilasciare minori quantità di fibre in aria rispetto ai prodotti “nudi”. Nel caso in cui i materiali di rivestimento siano costituiti da velo di vetro (tessuto non tessuto costituito da filamenti continui) vanno applicate le procedure di prevenzione previste per i prodotti del gruppo 1 e 2.

Pannelli pressati

Si tratta di pannelli in lane minerali caricati con composti minerali non fibrosi, usualmente di roccia con una dimensione di circa 50 x 50 cm, resinati, pressati e verniciati o verniciabili che possiedono delle caratteristiche meccaniche tali da poter essere impiegati come controsoffitti leggeri a vista.

Feltri imbustati

Sono inclusi in questo gruppo tutti i prodotti in lana minerale che risultano racchiusi all’interno di materiali perfettamente impermeabili all’attraversamento delle fibre da ogni lato, in genere si tratta di involucri di polietilene. Sono reperibili principalmente su ordinazione con sagome determinate dall’utilizzatore.

Filamento di vetro e derivati

Si tratta di fibre ottenute mediante un processo di trafilatura meccanica di magma vetroso attraverso filiere con diametri dei fori predeterminati. Usualmente il loro diametro non risulta mai essere inferiore a 5 , salvo materiali ad uso specifico. Si tratta di fibre utilizzate nella fabbricazione dei materiali compositi come la cosiddetta vetroresina. Sono altresì utilizzate nel confezionamento di prodotti tessili come nastri, tele ecc.

Fiocco in ceramica

Con questo termine si intendono raggruppare i materiali costituiti da fibre minerali artificiali refrattarie ottenute mediante un processo di soffiatura o centrifugazione. Il fiocco tal quale ha un aspetto molto simile al cotone idrofilo. Il fiocco è disponibili anche sotto forma di fibre tagliate ed in questo caso assume una consistenza più polverulenta. Con il fiocco vengono inoltre confezionati svariati prodotti riassumibili in:

  • prodotti tessili
  • coperte isolanti
  • carta per guarnizioni
  • pannelli pressati uso cartone
  • feltri
  • prodotti preformati
  • nastri adesivi
  • mastici, cementi

I diametri geometrici delle singole fibre in tutti questi prodotti si situano su valori molto bassi, la frequenza dei diametri inferiori o uguali a 3 micron è intorno al 70%, sempre alta è la frequenza dei diametri intorno al micron; i prodotti tessili sono rinforzati con filamenti metallici o di vetro. Questi dati non sono da intendersi ponderati per la lunghezza.

Interessa segnalare la possibilità che la silice amorfa in esse contenuta (circa il 50%) dopo esposizione a temperature superiori a 900°C si trasformi in silice cristallina (cristobalite).

La maggioranza dei prodotti di questo tipo sono classificati con R49 cancerogeni per inalazione, tuttavia le aziende produttrici stanno inserendo sul mercato nuovi prodotti che malgrado sopportino temperature più basse delle fibre ceramiche tradizionali, hanno caratteristiche chimiche tali da non risultare cancerogene perché in grado di superare almeno uno dei test previsti nella nota Q come da dichiarazione del fabbricante riportata sulle schede tecniche e di sicurezza.

Filamento continuo per alta temperatura (Fibre policristalline)

Si tratta di filamento continuo di aspetto esteriore molto simile al filamento continuo di vetro.

Con questo materiale vengono confezionati prodotti tessili che possono sopportare temperature fino a 1.600°C. I diametri delle singole fibre sono > 5 micron, queste fibre sono denominate “policristalline”. Al momento della stesura della presente bozza sono in via di acquisizione ulteriori informazioni tecniche dai produttori.

Nota sui materiali composti da più tipi di fibre

Dato che alcuni prodotti sono costituiti da più tipi di fibre (generalmente due: lana e filamento) qualora si debba operare in presenza di questi, le precauzioni da adottare dovranno essere quelle relative ai prodotti considerati più pericolosi.

Indicazioni per la Sorveglianza Sanitaria

Effetti cancerogeni

I maggiori studi epidemiologici sugli effetti cancerogeni da MMVF sono stati condotti in USA ed in Europa; uno studio multicentrico europeo di mortalità e di incidenza di tumori tra gli addetti alla produzione di MMVF, condotto dalla IARC dal 1976 ed oggetto di numerosi follow-up e di recenti rivalutazioni (totale dei soggetti interessati oltre 22.000), mentre non ha evidenziato un aumento di frequenza di mesoteliomi indica l’esistenza di una mortalità aumentata per tumore polmonare tra i lavoratori addetti per più di un anno alla produzione di lana di roccia /scoria (SMR = 1,34) ed alla produzione di lana di vetro (SMR = 1,27) (in alcuni impianti è stata presente per alcuni periodi una parziale esposizione ad amianto, tale esposizione può aver contribuito all’aumento osservato ma non sembra essere in grado di spiegare la totalità dell’eccesso); studi sperimentali su animali hanno mostrato sufficiente evidenza di cancerogenicità per alcune delle MMVF (lana di vetro, fibre ceramiche).

Nel 1987 l’OMS ha classificato i materiali di lana di vetro, lana di roccia, di scoria e fibre ceramiche quali “agenti potenzialmente cancerogeni per l’uomo” categoria 2b IARC; il progredire delle conoscenze scientifiche e delle metodiche analitiche, ha portato ad una classificazione molto più articolata delle MMVF per ciò che attiene la loro pericolosità tossicologica: la Direttiva 97/69/EC introduce parametri chimico-fisici nel determinismo della biopersistenza e solubilità e quindi della capacità oncogena delle fibre stesse..

Effetti non cancerogeni

Da tempo, sono state descritte manifestazioni a carico della cute con prurito molto intenso, della mucosa delle prime vie respiratorie, e delle congiuntive con senso di trafittura agli occhi; può essere ormai confermata l’insorgenza, in operatori che manipolano fibre di vetro e/o lana di vetro e/o lana di roccia, di rinite, faringite, bronchite acuta e di una dermatosi, reversibile al cessare dell’esposizione, che riconosce un meccanismo irritativo e non allergico.

In particolare gli effetti non cancerogeni, delle fibre vetrose (MMVF) a carico dell’apparato respiratorio, sono stati oggetto di numerosi studi sia sperimentali che su popolazioni di esposti; un giudizio definitivo e condiviso non è stato ancora espresso, sembra comunque ragionevole poter affermare che l’orientamento che si è andato consolidando è che le MMVF non abbiano effetti paragonabili a quelli dell’amianto, anche in considerazione sia del diverso comportamento biologico delle fibre vetrose ( minore “durabilità” per processi di lisciviazione) che dei diversi livelli di esposizione.

Mentre appare problematico ammettere l’esistenza di un effetto fibrogeno, sembra ammissibile, anche se in un numero molto ridotto di casi ed in particolari condizioni di esposizione, l’esistenza di un’azione di tipo irritativo sia a carico del tessuto polmonare che della pleura con manifestazioni (alveoliti ed ispessimenti localizzati pleurici) con caratteristiche ed evoluzione di benignità non invalidanti.

In considerazione di tali conoscenze, si può indicativamente orientarsi verso una sorveglianza sanitaria che presti particolare attenzione:

  • all’ipotetico rischio cancerogeno (pur in assenza di strumenti diagnostici preventivi specifici);
  • alla individuazione di situazioni che possano controindicare lo svolgimento di quella particolare attività lavorativa (fattori favorenti o di ipersuscettibilità e difficoltà di utilizzo dei mezzi di protezione respiratoria);
  • alla informazione del lavoratore sui possibili rischi derivanti dalla esposizione a MMVF, sulla necessità di un uso appropriato dei DPI e sulle idonee procedure di pulizia (lavaggio delle mani e del viso prima di qualsiasi interruzione, cambio della tuta e doccia prolungata calda alla fine di ogni turno di lavoro).

alla informazione del lavoratore sulla necessità di evitare o ridurre qualsiasi rischio ulteriore per l’apparato respiratorio (ad esempio fumo).

Relativamente al tipo di protocollo da applicare e di eventuali esami strumentali da effettuare, ribadendo l’attuale assenza di indicatori di esposizione, si può orientativamente fare parziale riferimento a quanto la normativa prevede per l’asbesto: DPR 1124/65 integrato dal DM 21 Gennaio ’87 e quindi effettuare una visita medica preventiva integrata da esame radiologico del torace e visite mediche periodiche annuali, in cui l’esame radiologico viene sostituito dalla ricerca dei seguenti indicatori:

  • insufficienza ventilatoria restrittiva
  • compromissione della diffusione alveolo-capillare dei gas
  • rantolini crepitanti basilari molto fini e persistenti nel tempo
  • siderociti nell’espettorato (eventuale).

Si sottolinea comunque che spetta al medico del lavoro valutare le diverse situazioni in relazione a:

  • modalità (installazione, rimozione, uso) e livelli di esposizione
  • tipo di fibra utilizzata (si ricorda che nel caso di utilizzo di fibre ceramiche classificate con R49, scattano gli obblighi previsti dal titolo VII del 626/94); il medico competente dovrà tenere presente la Direttiva per esigere che i nuovi prodotti posseggano le caratteristiche previste e per i vecchi prodotti (demolizione- scoibentazione) un eventuale controllo analitico del materiale.

Normativa

Linee Guida Conferenza Stato Regioni

Linee Guida Regione Lombardia

Nel mese di dicembre 2010 la Regione Lombardia ha approvato e pubblicato il Decreto n. 13541 – Linee Guida per la bonifica di manufatti in posa contenenti fibre vetrose artificiali.


sicurezza/fibre_minerali_cancerogene.txt · Ultima modifica: 2016/09/23 13:51 da mickele

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