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Archlinux e l'aggiornamento a LibreOffice 4

A seguito dell'aggiornamento a libreoffice 4, ho avuto alcuni problemi con Calc: digitando '=' in una cella il prgoramma andava in crash. Cercando in giro ho trovato che il problema era abbastanza condiviso (vedi http://ask.libreoffice.org/en/question/14769/calc-crash-when-i-try-to-type-a-formula/, http://ask.libreoffice.org/en/question/15519/lo-4-calc-crashes-whenever-is-typed-or-formula-button-is-clicked-linux/, https://bbs.archlinux.org/viewtopic.php?pid=1250659 e altri ancora ;-) ).

Dopo un po' di tentativi ho scoperto che la causa erano alcuni moduli della versione 3 che non erano stati aggiornati alla versione 4 e che pertanto vagavano come “zombie”.

Se avete problemi simili provate da riga di comando

$ pacman -Q | grep libreoffice-extension

Se compaiono moduli di libreoffice della versione 3, rimuoveteli con il comando

# pacman -R libreoffice-extension*

e dovreste risolvere il problema.

Miracoli di emacs aka la formattazione di file XML

Lavorando con file XML generati da software non è raro che tutti i tag siano disposti su un unica riga, in maniera praticamente illeggibile. Per riuscire a capirci qualcosa non basta indentare il file, è necessario aggiungere dei LF per suddifividere in più linee i tag. Ecco che ci viene incontro emacs (vedi .

Entriamo nell'ambiente integrato sgml digitando dalla linea di comando

m-x sgml-mode

Come usuale con emacs, m-x vuol dire digitare Alt-x.

Selezioniamo quindi il testo che ci interessa. Se il testo è l'intero documento digitiamo

m-x h

Diamo quindi il comando sgml-pretty-print

m-x sgml-pretty-print

et voilat, le jeux sont fait!

Non esistono pasti gratis

 

In questi giorni sulla pagina di accesso di Google si legge un avviso su una modifica dei termini di servizio. All'indirizzo https://www.google.it/intl/it/policies/terms/changes/ troviamo le modifiche introdotte. Ne riporto un passaggio

I feedback da persone conosciute consentono di risparmiare tempo e di migliorare i risultati per l'utente e per i suoi amici in tutti i servizi Google, fra cui Ricerca Google, Maps, Play e pubblicità. Ad esempio, gli amici possono vedere che un utente ha valutato un album con quattro stelle nella pagina Google Play della relativa band. Inoltre, un +1 fatto sul panettiere locale preferito potrebbe essere incluso in un annuncio che il panettiere pubblica su Google.

D'altronde anche Facebook si muove analogamente, associando ai nostri post messaggi pubblicitari mirati. Navigando sulla sezione del sito dedicata alla pubblicità, leggiamo che

Facebook offre opportunità pubblicitarie pertinenti e integrate per catturare l'attenzione del tuo pubblico specifico

In entrambi i casi siamo di fronte alla stessa strategia commerciale: si attirano le persone con un servizio gratuito, si fa in modo che ne diventino utenti abituali, e nel frattempo si raccolgono informazioni su di loro. A questo punto si monetizzano le informazioni raccolte fornendo pubblicità mirata.

Appare così lampante quello che è già noto agli addetti ai lavori: in cambio di servizi gratuiti dobbiamo accettare un'intromissione nella nostra vita personale. In altre parole, viene confermata la regola del “There Ain't No Such Thing As A Free Lunch” (TANSTAAFL): nessuno fa niente per niente.

Stessa cosa accade per il software free like in free beer. I rapporti tra produttore e utente sono regolati da una licenza unilaterale: è il produttore che ne scrive i termini e l'utente può limitarsi ad accettarli o meno.

Alla base di tutto, ovviamente, ci sono motivazioni di natura commerciale poiché anche in questo caso, in un modo o nell'altro, c'è una speranza di ritorno economico. Di per sé in tutto questo non c'è nulla di male, se non che l'utente spesso si limita ad impiegare strumenti apparentemente gratuiti ignaro di cosa ci sia dietro.

In tale contesto assumono un posto di rilievo le licenze GPL, in contrapposizione con le licenze proprietarie associate ai software free. Mentre queste ultime pongono l'accento sui diritti del produttore del software e sui doveri dell'utente, le licenze GPL pongono l'accento sui diritti dell'utente, esplicitati nelle libertà fondamentali del software libero: garantire all'utente la possibilità di eseguire, copiare, distribuire, studiare, cambiare e migliorare il software. Per approfondire questi temi vi consiglio una lettura della definizione di software libero disponibile al link http://www.gnu.org/philosophy/free-sw.it.html.

Gli aspetti fin qui delineati dovrebbero essere considerati attentamente nella scelta di un software piuttosto che di un servizio (web, mail, social network etc.) più o meno gratuiti: non dovremmo limitarci a valutare le prestazioni ma dovremmo anche mettere in conto come e a che costo queste vengono offerte. Potremmo allora accontentarci di prestazioni inferiori in cambio di un maggiore rispetto della nostra libertà.

Se questo articolo ti ha interessato, potrebbe interessarti anche Il manifesto di IngegneriaLibera.

Qt e OpenGL - Introduzione

Con la nuova release delle Qt sono state introdotte nuove classi per l'impiego delle librerie grafiche Opengl.

In questo articolo accenneremo brevemente alle principali novità introdotte e vedremo un esempio applicativo disegneremo un triangolo in una classe derivata da QWindow. Nell'articolo Qt e OpenGL: Intro alla classe QOpenGLWidget potete invece vedere come realizzare lo stesso risultato reimplementando la classe QOpenGLWidget.

Il perché di tanti cambiamenti

Chi di voi proviene dalla versione 4 delle Qt noterà molti cambiamenti nell'impiego delle librerie Opengl all'interno del framework. I motivi di quello che sembrerebbe un restyling in realtà sono molto più profondi. Con le Qt5 si è cercato di utilizzare maggiormente la GPU per renderizzare la grafica delle interfacce. Per fare questo molte funzionalità che prima erano all'interno del modulo QtOpengl sono state estese al modulo QtGui.

Con l'occasione però sono state scritte nuova classi: ad esempio la classe QGlContext è stata riscritta nella classe QOpenglContext, QGlShaderProgram è diventata QOpenglShaderProgam etc. Le nuova classi, rispetto alle precedenti, hanno prestazioni leggermente migliori, hanno delle API più semplici e permettono l'impiego di un QOpenglContext su più superfici. Per approfondire l'argomento vi consiglio di leggere cosa dice in merito uno degli sviluppatori delle Qt all'indirizzo http://permalink.gmane.org/gmane.comp.lib.qt.devel/9065.

Qt-builds: in cinque minuti un ambiente di sviluppo per le Qt su Windows

Su Linux è tutto più facile!

Avere un ambiente di sviluppo funzionante per le Qt su linux è molto semplice. A seconda della distro che avete installato, di solito è sufficiente una semplice riga di comando.

Se lavoriamo con Archlinux, ad esempio, useremo

pacman -Sy gcc qt5-base qtcreator 

per avere tutto quello di cui abbiamo bisogno per partire con lo sviluppo

E su Windows?

Nonostante usualmente lavori con linux, a volte ho la necessità di scrivere applicazioni su Windows impiegando le librerie Qt. E su Windows le cose non sono così semplici come per linux. Chi si è trovato nella stessa situazione sa che tra incompatibilità binarie e modifiche al registro di sistema non sempre tutto fila liscio.

Ad esempio, l'SDK ufficiale delle Qt fino a poco tempo fa installava una versione di mingw (alias gcc per Windows) talmente tanto vecchiotta (la 4.4), da rendere necessaria la ricompilazione delle Qt con una versione di mingw più aggiornata, con tempi di attesa biblici e un sacco di modifiche da apportare al codice sorgente. A questo si aggiunge la necessità di avere alcune utility di solito non disponibili su windows (git, svn, bunzip…) per le quali è necessario partire alla ricerca dei singoli binari. Ma non finisce qui, perché i vari binari devono interagire tra di loro, ecco allora che si deve intervenire sulla variabile PATH piuttosto che sul registro di sistema. Insomma, per avere un ambiente di sviluppo pienamente funzionante è necessaria in media un'oretta di lavoro.

L'alternativa a tutto questo è incredibilmente semplice: un progetto disponibile su sourceforge chiamato Qt-builds.

Dal primo luglio cambia la marcatura CE per i prodotti da costruzione

 

A partire dal primo luglio 2013 le procedure per la verifica della conformità dei prodotti da costruzione in Europa cambiano.

Tale modifica prende le mosse dall'approvazione del nuovo Regolamento Europeo N. 305/2011 sui Prodotti da Costruzione ( Construction Products Regulation - acronimo CPR) che sotituisce la precedente direttiva 89/106/EEC sui prodotti da costruzione. Quest'ultima direttiva aveva introdotto l'obbligo della marcatura CE che doveva essere associata ad una dichiarazione di conformità.

Con il nuovo CPR la marcatura CE del prodotto sarà correlata alla Dichiarazione di Prestazione (Declaration of Performance - acronimo DoP) attraverso la quale il produttore ci dichiarerà:

  • che il prodotto è conforme alla normativa tecnica europea armonizzata di riferimento o, qualora questa non esista per il prodotto in questione, ad una Valutazione Tecnica Europea (European Technical Assessment - acronimo ETA)
  • i valori degli indici di prestazione richiesti dalla norma tecnica armonizzata o dall'ETA.

L'introduzione della DoP comporta inoltre una semplificazione delle verifiche in cantiere. Con la vecchia normativa era necessario acquisire la dichiarazione di conformità del prodotto (rilasciata dal produttore) ed il certificato di controllo della produzione (rilasciato da un ente certificatore autorizzato che individua i prodotti per i quali il produttore può rilasciare la marcatura CE). Il DoP sostiuisce sia la dichiarazione di conformità che il certificato di controllo della produzione, che quindi non va più richiesto.

La DoP è quindi una sorta di “carta d’identità” del prodotto attraverso la quale verificare sinteticamente la rispondenza del prodotto alle specifiche progettuali.

Affinché questa procedura possa essere attuata pienamente è quindi necessario che:

  • ciascun prodotto sia accompagnato dalla sua dichiarazione di prestazione (obbligatoria dal 1/7/2013)
  • il progettista fissi i valori minimi degli indici di prestazione dei prodotti che prevede di impiegare
  • l'impresa ed il committente verifichino le prestazioni dei materiali da adottare rispetto alla previsione progettuale.

Sin qui tutto in regola, se non fosse che, nonostante l'incombere della data di attuazione, non tutte le procedure necessarie per il rilascio della DoP siano chiare ai produttori, e in questo l'ente di certificazione italiano non può non avere le sue responsabilità. Pertanto, almeno per i primi tempi, la DoP di fatto sarà una Dichiazione di Conformità con qualche dato in più.


indice.txt · Ultima modifica: 2013/07/08 10:00 da mickele

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